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Endodonzia · Le domande dei pazienti

Perché la devitalizzazione richiede tempo? Il ruolo degli irriganti

«Perché ci vuole così tanto?» e «Che cos’è quel liquido che odora di candeggina?». Durante la terapia canalare, una parte importante della cura avviene grazie ai liquidi che puliscono il dente.

Durante una devitalizzazione il dentista alterna piccoli strumenti a lavaggi, aspirazione e nuovi lavaggi. Può sembrare una sequenza ripetitiva. In realtà, i canali hanno curve, rientranze e ramificazioni che gli strumenti non riescono a toccare completamente: la pulizia chimica integra quella meccanica.

«Perché la devitalizzazione è così lunga da fare?»

Trovare i canali e prepararli richiede precisione. Anche i liquidi, chiamati irriganti, devono entrare in contatto con i residui di tessuto e con i microrganismi. La soluzione si consuma reagendo con ciò che incontra: per questo viene rinnovata più volte durante il trattamento.

Contano anatomia, numero dei canali, calcificazioni e presenza di vecchie otturazioni da rimuovere. Non esiste un tempo uguale per tutti e una seduta più lunga non è, da sola, una misura di qualità. L’obiettivo è completare ogni passaggio in modo accurato, con tempi adatti a quel dente.

I piccoli strumenti preparano i canali. Gli irriganti aiutano a pulire anche spazi che uno strumento non può percorrere.

«Quel liquido odora di candeggina: che cos’è?»

Di solito è ipoclorito di sodio. L’odore ricorda la candeggina perché il principio attivo è lo stesso. In odontoiatria viene impiegato con concentrazioni e modalità controllate: ha un’azione antimicrobica e dissolve residui organici, compresi quelli della polpa. La semplice acqua non svolge entrambe queste funzioni.

«È sicuro?» È un prodotto efficace che richiede precauzioni precise. La diga di gomma isola il dente dalla bocca; aspirazione e irrigazione controllata aiutano a gestire il liquido. Il dentista evita di spingerlo fuori dalla radice, dove potrebbe irritare o danneggiare i tessuti.

Non dovrebbe provocare bruciore: se avverti sapore intenso, bruciore o dolore improvviso, segnalalo subito. Una soluzione più concentrata non garantisce automaticamente una guarigione migliore; concentrazione, quantità, ricambio e tempo vengono valutati insieme.

«Perché usate più di un liquido?»

Durante la preparazione, gli strumenti producono un sottile strato di residui sulle pareti del canale, chiamato smear layer. Contiene anche una componente minerale. L’EDTA aiuta a rimuoverla legando il calcio: rende più accessibili superfici e piccoli spazi coperti da questi detriti. L’ipoclorito agisce soprattutto sulla componente organica e sui microrganismi.

In molti trattamenti si usa ipoclorito durante la preparazione, poi EDTA liquido nella fase finale e nuovamente ipoclorito fresco. La sequenza viene adattata al caso e ai materiali. I prodotti non si mescolano liberamente: alcuni reagiscono tra loro, perciò il dentista gestisce aspirazione, ricambio e lavaggi intermedi.

L’EDTA in gel o crema può servire come lubrificante durante alcuni passaggi con gli strumenti. Ha un impiego diverso dal liquido utilizzato per il lavaggio finale. Anche prolungare molto il contatto non è necessariamente utile: bisogna preservare la dentina che sostiene il dente.

Il dente 37: una piccola ramificazione laterale

In questo caso della mia attività clinica, il secondo molare inferiore sinistro — il 37 — presenta una piccola ramificazione laterale non percorribile con la normale strumentazione. Nel trattamento ho utilizzato anche EDTA per rimuovere la componente minerale dei detriti e favorire l’accesso agli spazi del sistema canalare.

La radiografia finale documenta materiale di otturazione anche nel piccolo percorso laterale. È un esempio del motivo per cui la pulizia chimica conta: preparare soltanto il canale principale non permette di raggiungere direttamente tutta l’anatomia.

Radiografia postoperatoria del dente 37 con otturazione dei canali e di una piccola ramificazione laterale, dalla casistica del Dott. CastanoDente 37 · Casistica del Dott. Filippo Castano
La pulizia deve considerare anche le ramificazioni. La radiografia mostra il riempimento di un piccolo percorso laterale e una modesta fuoriuscita di cemento. L’immagine non dimostra da sola la completa disinfezione né consente di attribuire il risultato al solo EDTA. La fuoriuscita di cemento non è un obiettivo della terapia o una prova di maggiore pulizia; l’esito si valuta anche con i controlli clinici e radiografici. Tocca l’immagine per ingrandirla.

«Ultrasuoni e laser fanno guarire meglio?»

L’attivazione sonica o ultrasonica mette in movimento la soluzione. Alcuni sistemi laser possono produrre un movimento dell’irrigante attraverso impulsi di energia. Questi strumenti possono migliorare determinati aspetti della pulizia in laboratorio, ma quel risultato non equivale automaticamente a una maggiore guarigione del dente nel paziente.

Le linee guida ESE del 2023 non sostengono l’aggiunta sistematica di queste tecnologie per migliorare gli esiti della parodontite apicale. L’attivazione può essere valutata nel singolo caso; non sostituisce irriganti appropriati, ricambio della soluzione e buona gestione del trattamento. Anche un’irrigazione eseguita correttamente con siringa rientra nelle opzioni cliniche.

Le altre domande che sento in studio

«Basterebbe un collutorio alla clorexidina?»
La clorexidina ha attività antimicrobica, ma non dissolve i residui di tessuto come l’ipoclorito. Un collutorio non può sostituire l’irrigazione dentro i canali. Anche le altre soluzioni richiedono indicazioni e compatibilità precise.

«Più lavaggi significa più appuntamenti?»
No: si possono ripetere molti lavaggi nella stessa seduta. Il numero di appuntamenti dipende dal quadro clinico e dalla possibilità di completare correttamente la cura. Dividere sempre il trattamento in più sedute non garantisce un risultato migliore.

«Quando il canale è pulito, avete finito?»
Occorre ancora chiuderlo con i materiali di otturazione e ricostruire bene la parte visibile del dente. Pulizia, otturazione e restauro coronale lavorano insieme per limitare una nuova contaminazione.

Dott. Filippo Castano

Odontoiatra · Master universitario di II livello in Endodonzia clinica e microchirurgica.

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Fonti e approfondimenti

Questo articolo ha carattere divulgativo e non sostituisce la valutazione clinica individuale. La radiografia appartiene alla casistica del Dott. Filippo Castano.

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